Cento anni di storia mugnaia e tre generazioni hanno accompagnato l’antico Molino De March nel suo percorso fino a diventare oggi il Mulino del Castion. Ai piedi delle Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, il sapere della macinazione viene tramandato di padre in figlio, custodendo un’antica arte fatta di esperienza, passione e rispetto per la tradizione. È una storia che profuma di cereali e di polenta e che continua ancora oggi nell’aria tersa delle montagne bellunesi.
Le origini del molino affondano nella storia di due antiche realtà del territorio: il piccolo molino di Farra d’Alpago, dolcemente adagiato sulle rive del lago di Santa Croce, e quello di Sagrogna, la cui ruota era alimentata dalle acque del Rio Cavalli. Le due esperienze confluiscono nel più recente Mulino dl Castion, alle pendici dell’Alpe del Nevegal, dove ancora oggi vengono custodite la tradizione e l’esperienza maturate in oltre un secolo di attività.
La lavorazione segue una filosofia semplice e genuina: valorizzare il chicco nella sua interezza, senza escluderne le diverse parti. È così che nascono farine capaci di dare alla polenta una consistenza morbida e cremosa e di conservarne intatti i sapori e le caratteristiche del cereale. Il colore della farina non è necessariamente uniforme: alle diverse tonalità del chicco si affiancano le sfumature del germe e della crusca, testimonianza di una lavorazione che non punta a rendere il prodotto artificialmente omogeneo, ma a preservarne la naturale ricchezza. Dalla macinazione del mais, con la sola parziale asportazione della crusca, nasce anche la farina integrale, espressione ancora più autentica di questa filosofia. Il granoturco utilizzato è soprattutto di provenienza locale, conferito direttamente da piccoli produttori e contadini del territorio, spesso mossi dalla stessa passione che da generazioni accompagna il lavoro del Mulino.
Una tradizione semplice, profondamente legata alla terra bellunese, che continua a vivere in ogni farina.



